L'aikido Team Napoli nasce ufficialmente nel 2009 il cui scopo è quello di
perseguire interessi collettivi attraverso lo svolgimento continuato di
promozione sociale, di diffondere la pratica delle arti marziali, e nello
specifico la pratica dell'Aikido, al fine di migliorare gli stili di vita, la
condizione fisica e psichica nonchè sociale dei praticanti.
L'aikido Team Napoli collabora fattivamente con "Aikido 2000" il cui
responsabile tecnico è Marco Marini nonchè con "Aikido Capri" il cui
responsabile tecnico è Marco Federico.
Giuseppe Santorelli nasce a Napoli dove inizia giovanissimo il suo percorso nelle arti marziali praticando kick-boxing con i Maestri Paolo Di Clemente e Salvatore Izzi conseguendo il II dan ,vincendo il titolo Italiano e partecipando a numerose competizioni in ambito nazionale.
Contestualmente si è dedicato allo studio del Brazilian Jiu Jitsu.
Nel 1999 ha iniziato la pratica dell'Aikido sotto la direzione del Maestro Luigi Branno nell'ambito della federazione A.D.O. Uisp, con la quale consegue il grado di II Dan. Durante la lunga pratica dell'Aikido resta affascinato dai Maestri Christian Tissier e Philippe Gouttard, tuttora punti di riferimento per il suo cammino marziale.
Ha partecipato a numerosi stage nazionali ed internazionali con Maestri di riconosciuto valore.
Nel dicembre del 2009 aderisce all'Associazione progetto Aiki.
Attualmente Giuseppe Santorelli riveste il grado di II Dan FIJLKAM (Educatore sportivo di II livello C.O.N.I.).
Trascorre l'adolescenza sull'isola di Capri dove risiede e inizia la pratica delle arti marziali Karate, Judo ed in particolare Taekwondo.
Nel '94 si trasferice nella città di Napoli per intraprendere la carriera universitaria e qui comincia a studiare e praticare l'Aikido con il M° Luigi Branno IV Dan per oltre un decennio e poi con il M° Fabio Branno IV Dan, nell'ambito della federazine A.D.O. Uisp, con la quale consegue il grado di II Dan.
Durante la pratica frequenta numerosi stage di formazione ed aggiornamento, nel corso dei quali resta colpito dall'indole marziale del M° Philippe Gouttard VI Dan Aikikai che inizierà a seguire.
Inoltre, sposa, sotto il profilo tecnico, lo stile del M° Crhistian Tissier VII Dan Aikikai che segue a tutt'oggi.
Attualmente riveste il grado di II Dan nonchè Educatore sportivo di II livello C.O.N.I.
Nel dicembre 2009 nell' ambito dell'Associazione ProgettoAiki ed in collaborazione con la Polisportiva Il Garofano, inizia un corso di Aikido sull'isola di Capri.
Christian Tissier è nato nel 1951 in Francia, ed ha iniziato a praticare Aikido da ragazzo, all'età di 11 anni; suo insegnante in quel periodo fu il Maestro Tavernier. Nel 1964, a 13 anni, iniziò a praticare con il Maestro Nakazono, appena arrivato a Parigi.
Nel 1969, all'età di 18 anni, Tissier si trasferì a Tokyo per praticare all'Hombu Dojo dove restò per 7 anni consecutivi conseguendo il 4° dan. In quel periodo divenne amico di molti maestri, primo fra tutti Kisshomaru Ueshiba, figlio del fondatore, di cui fu uchi deshi ed uke. Inoltre ebbe anche la possibilità di praticare con i più grandi maestri. Tra questi il maestro Seigo Yamaguchi, il genio dell'Aikido, il maestro Tohei, capo della scuola del ki, ed il maestro Osawa, vecchio responsabile dell'Hombu Dojo. II Maestro Tissier è stato influenzato prevalentemente dal Doshu, Kisshomaru Ueshiba, e da Seigo Yamaguchi, sebbene, ormai, utilizzi un Aikido molto personalizzato.
Nel 1976, all'età di 25 anni, tornò in Francia, e cominciò ad insegnare in piccoli posti e per lo più in palestre di judo e karate.
Solo più tardi riuscì a mettere su un dojo tutto suo a Parigi, nel quartiere di Vincennes. A poco a poco il suo metodo di insegnamento attirò le attenzioni del pubblico, tanto che decine di migliaia di persone in tutta Europa scelgono il suo sistema di Aikido.
Nato nel 1954 a Saint-Étienne in Francia, Philippe Gouttard ha iniziato a praticare l'Aikido all'età di 16 anni presso il Dojo Portail Rouge sotto la guida del M° Blachon, lo stesso Dojo dove debuttarono anche il M° Pabiou ed il M° Cognard.
La prima influenza decisiva alla pratica di Philippe Gouttard la diede il M° Tamura, cominciò presto a viaggiare per seguire anche all'estero grandi maestri giapponesi quali Tamura, Noro e Kobayashi. Fu durante gli allenamenti con il M° Noro che conobbe il M° Asai, che risiedeva in Germania. Fu un incontro determinante per Philippe Gouttard che lasciò la Francia per trasferirsi in Germania per 7 anni.
Nel 1978 un altro incontro lo avrebbe messo sulla direzione del suo odierno Aikido: Christian Tissier tenne uno stage a Saint-Étienne. Da quel giorno il M° Gouttard non ha mai smesso di seguirlo e di migliorarsi restando costantemente in contatto con lui, conoscendo di conseguenza anche il M° Seigo Yamaguchi, che ha visitato regolarmente in Giappone, dove si allena ogni anno dagli inizi degli anni 80.
In Giappone Philippe Gouttard ha seguito anche gli insegnamenti del M° Kisshomaru Ueshiba e del M° Kissaburo Osawa. Sebbene i tre maestri siano oggi scomparsi, i nuovi insegnamenti dell'Aikikai di Tokyo gli donano sempre lo stesso piacere nel seguire i corsi del nuovo Doshu, del M° Seihiro Endo, del M° Masatoshi Yasuno, tra gli altri maestri dell'Aikikai.
Da 15 anni responsabile tecnico della regione Rhône-Alpes per la F.F.A.A.A., Philippe Gouttard ha ricevuto il 6° dan dall'Aikikai di Tokyo. Tiene corsi sia in Francia che all'estero: Svizzera, Germania, Irlanda, Repubblica Ceca, Stati Uniti, Olanda, Italia ed anche nelle isole francesi della Reunion e della Martinica.
Oggi continua la sua vita di budoka oltre ad essersi laureato nel 2007 in osteopatia per potersi nutrire di nuove sensazioni.
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Regolamento del Dojo:
1. Conformarsi alle norme della buona educazione, osservare le regole e seguire fedelmente gli insegnamenti dei maestri;
2. Nel caso si arrivi in ritardo e l'allenamento sia già iniziato attendere che il maestro, o chi per esso, vi dia il permesso per entrare ed unirvi alla lezione;
3. Praticare con serietà e spontaneità, sforzandosi di evitare infortuni;
4. Dedicare sufficiente tempo alla pratica;
5. Non criticare né giudicare mai le tecniche eseguite da altri praticanti;
6. L'abbigliamento usato durante la pratica (keikogi e hakama) deve essere sempre pulito, privo bandiere, sponsor o simboli recanti qualsiasi simbolo di natura politica e/o religiosa. È consentito il ricamo del nome;
7. Prima di iniziare la pratica è opportuno togliersi gioielli, orologi, ecc., legarsi i capelli, se portati lunghi, e assicurarsi che le unghie siano corte, al fine di prevenire incidenti;
8. Quando ci si reca a praticare in altri dojo, osservare con attenzione le regole in essi stabilite;
9. Salendo sul tatami o uscendone, dovete fare il saluto;
10. Rispettate i praticanti di alto grado;
11. Ricordatevi che siete sul tatami per praticare, non per imporre agli altri le vostre idee;
12. Parlate il meno possibile sul tatami;
13. Curare la vostra igiene personale, come forma di rispetto per sé stessi e per i compagni;
14. Mantenere il silenzio durante la lezione per favorire la concentrazione propria e dei compagni;
15. Evitare di essere coinvolti in confronti fisici fuori dal dojo;
16. L'obiettivo di questa scuola è quello di divulgare l'Arte nel rispetto dell' immagine del praticante, senza pregiudicare la propria immaginae né quella della scuola di appartenenza.
Presso la palestra
Magic Athletic Center
Il martedi e il giovedi
dalle ore 20:00 alle 22:00
Via Salvador Dalì n°28 ex IV traversa Provinciale, 80126 - Pianura (Na)
Considerazioni sul ruolo di uke
L'Aikido è una delle poche discipline marziali, e non solo, dove il ruolo del soggetto soccombente, definito uke, è di fondamentale importanza per la completa espressione dell'arte stessa. Per comprendere appieno quanto detto bisogna vedere i due praticanti e la loro sintonia, come si vede e sente larmonia tra due musicisti che suonano in sintonia lo stesso spartito. I due musicisti sono paragonabili ai due praticanti, tori e uke, e lo spartito musicale è la pratica stessa dell'Aikido. Può sembrare strano ricercare l'armonia in una esecuzione marziale composta da due soggetti dove vi è uno che attacca e l'altro che si difende, ma l'armonia ricercata nell'esecuzione tecnica trova il proprio significato in una esecuzione di felicità interiore, nonché nella capacità di trattare ed unirsi agli altri, di sublimare il sé per ottenere una maggiore coesione allinterno di un più ampio contesto marziale, non circoscritto alla semplice esecuzione tecnica.
Mokuso
Spesso è stato detto o scritto, che nel momento del Mokuso (moku= silenzio ; so= pensieri), si dovrebbe cercare di svuotare la mente, far entrare i pensieri e lasciarli svanire. Questo dovrebbe realizzare quel vuoto mentale che conduce ad una pratica perfetta, che non tiene conto del mondo attorno a noi. E sicuramente un traguardo difficile da raggiungere forse perché è la stessa natura delluomo che ne complica lapplicazione. Luomo è spesso portato a perdere il senso del presente, a diventare indifferente, a non curare con attenzione le situazioni della vita di tutti i giorni.
MOKUSO
Spesso è stato detto o scritto, che nel momento del Mokuso (moku= silenzio so= pensieri), si dovrebbe cercare di svuotare la mente, far entrare i pensieri e lasciarli svanire. Questo dovrebbe realizzare quel vuoto mentale che conduce ad una pratica perfetta, che non tiene conto del mondo attorno a noi. E' sicuramente un traguardo difficile da raggiungere forse perché è la stessa natura dell'uomo che ne complica l'applicazione. L'uomo è spesso portato a perdere il senso del presente, a diventare indifferente, a non curare con attenzione le situazioni della vita di tutti i giorni. Pertanto la ricerca nel mokuso di una situazione che nella maggioranza dei casi diventa quasi incomprensibile, va lasciata a chi riesce a realizzare questa difficile condizione mentale. Se al contrario il momento del mokuso è vissuto come modo di prendere coscienza dei propri pensieri, diventa più facile utilizzare al meglio la manciata di secondi in cui è eseguito. L'ideogramma So è composto di più parti che significano occhio e mente. Molti traducono questo significato in guardare nel proprio cuore. A questo punto non possiamo più parlare di astrazione, ma di un momento in cui dovremmo fare una profonda analisi della vita presente, che si esteriorizza nella pratica dell'Aikido. A fine allenamento il mokuso dovrebbe aiutarci a ricollocare i nostri pensieri nella vita fuori del dojo. Se utilizzato e capito bene, il mokuso diventa un momento di sincerità e di verifica su noi stessi, mentre consideriamo il tempo speso durante l'allenamento. A seconda della risposta che scaturirà da questa profonda e leale introspezione, ci auto giudicheremo e se necessario faremo meglio nei prossimi allenamenti.
Il mokuso è eseguito in posizione Seiza (sedere quietamente) perché diventa più facile realizzare le seguenti condizioni:
•Decontrazione tonica del tronco
•Migliore controllo del respiro
•Migliore percezione del flusso di energia che attraversa il nostro corpo
Con il tempo e la pratica continua, si controllano più facilmente i fastidi legati alla posizione che soprattutto allinizio è difficile mantenere a lungo.
L'Aikido è una delle poche discipline marziali, e non solo, dove il ruolo del soggetto soccombente, definito uke, è di fondamentale importanza per la completa espressione dell'arte stessa. Per comprendere appieno quanto detto bisogna vedere i due praticanti e la loro sintonia, come si vede e sente l'armonia tra due musicisti che suonano in sintonia lo stesso spartito. I due musicisti sono paragonabili ai due praticanti, tori e uke, e lo spartito musicale è la pratica stessa dellAikido. Può sembrare strano ricercare l'armonia in una esecuzione marziale composta da due soggetti dove vi è uno che attacca e laltro che si difende, ma l'armonia ricercata nellesecuzione tecnica trova il proprio significato in una esecuzione di felicità interiore, nonché nella capacità di trattare ed unirsi agli altri, di sublimare il sé per ottenere una maggiore coesione allinterno di un più ampio contesto marziale, non circoscritto alla semplice esecuzione tecnica.
Poiché lo scopo di tutte le Vie giapponesi, e quindi anche delle arti marziali, è così orientato verso lo sviluppo della personalità e del corpo, ciò conduce chi si incammina per questa Via a considerare come l'uke interagisca con il proprio tori con reale armonia, tanto legata all'azione tecnica marziale quanto estendibile ai rapporti interpersonali.
Uke è comunemente inteso come colui che subisce la tecnica, ma questa definizione non è esatta in quanto, così definito, verrebbe associato ad un perdente. Bisogna comprendere, in realtà, che il significato di uke è ricevere e non subire.
I due praticanti che alternativamente si scambiano i ruoli, muoiono e rinascono quattro volte ciascuno, sviluppando e accrescendo il proprio senso di vittoria e di sconfitta.
Sostanzialmente si può dire che entrambi non perdono e non vincono mai piuttosto perdono e vincono sempre. Infatti è proprio dietro la vittoria dell'uno che l'altro impara a perdere e, allo stesso modo, con la sconfitta dellaltro il primo impara a vincere. Perché anche saper vincere è importante almeno quanto imparare ad essere sconfitti, ricordando che nellAikido non esiste luna senza laltra, non esiste vittoria senza sconfitta e viceversa. Allo stesso modo nella pratica non può esistere una tecnica senza la collaborazione dell'uke e senza il suo sacrificio nell'immolarsi in una morte simbolica.
Iniziare una tecnica attaccando il proprio avversario (o comunemente definito compagno di lavoro) con la consapevolezza che qualunque sforzo, impegno fisico e psicologico, porterà inevitabilmente ad una sconfitta, potrebbe risultare frustrante, ma la sconfitta non deve essere intesa nel senso di disfatta o insuccesso, bensì come momento di crescita, di rinascita. Una rinascita che rende l'uke stesso, e più genericamente il praticante, sempre più forte, sempre più esperto, sensibile e pronto ad una nuova sconfitta.
Da quanto appena detto si può comprendere che la sconfitta non è intesa come fattore negativo da cui prendere le distanze e vergognarsi, ma elemento positivo, stimolante per la crescita individuale come uomo e come praticante nella coppia di marzialisti.
È da questo principio che si comprende che il ruolo di uke serve, non solo per la propria crescita, ma soprattutto per quella di tori, e non per subire una tecnica con rassegnazione o, ancor peggio, con sterile resistenza. La vera resistenza, quella che deve caratterizzare uke, non è intesa come atto di forza opponente, quindi sterile, ma una resistenza che può e deve essere sostituita con il termine presenza.
Presenza costante del ruolo per guadagnare resistenza e garantire una costante partecipazione nella tecnica e progressiva crescita nell'ambito delle quattro tecniche; infatti all'uke non è richiesto un gesto tecnico che sia esclusivamente elegante e vuoto bensì un atteggiamento di partecipazione attiva, viva.
Allo stesso modo, e con la stessa presenza, l'uke deve sferrare un attacco in maniera realistica in quanto se le intenzioni non sono vigorose, tori non sarà mai stimolato a reagire nella maniera corretta, con pieno impegno fisico. Un attacco poco vigoroso e per nulla pericoloso, almeno nelle intenzioni, produrrà inevitabilmente una difesa flaccida, inutile per la crescita dei due praticanti. Ovviamente una reazione poco vigorosa di tori produrrà, inevitabilmente, una reazione da parte di uke altrettanto priva di intensità. Questa modo di praticare, purtroppo molto diffuso, è oltremodo dannoso per l'arte stessa dell'Aikido.
Giuseppe Santorelli